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venerdì 28 dicembre 2007

Evviva: un teatro nuovo a Roma!

Nasce un nuovo teatro a Roma: il Teatro Quarticciolo.

I suoi obiettivi sono i seguenti:
- far convivere la dimensione cittadina con la volontà di radicamento nel tessuto urbano e antropomorfico del territorio (ovvero?)
- formare il pubblico, attraverso modalità gestionali e contenuti di programmazione opportunamente modulati sulle caratteristiche del territorio (ovvero?)
- costruire uno spazio culturale al servizio dei cittadini e del quartiere, un luogo di incontro di convivialità di nuova cittadinanza e nello stesso tempo individuare una identità rispetto al panorama dell'offerta cittadina.

Proviamo a tradurre.
Nasce un nuovo avamposto strategico del Teatro di Roma; un posto non richiesto, non necessario, che seguirà la via tracciata dal Tor Bella Monaca: mettere la politica al posto del teatro.
Sarà buono per le campagne elettorali, per i comizi di partito e per gli scarti della programmazione teatrale degli Stabili del centro.

Ma qualcuno dirà evviva.

venerdì 14 dicembre 2007

Sabato Il CIRCO BORDEAUX al Premio Gora

Sabato, con BACON MODE del Circo Bordeaux, si chiude la terza edizione del Premio Claudio Gora.
Vi prendono parte anche Edokietora Teatro, Orchestra Teatralica, Imploding Fictions (Londra) e Potlach.
Venite a fare il tifo?

martedì 11 dicembre 2007

Arrivano i leoni!

è uscito!
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Hic Sunt Leones
scena indipendente romana

a cura di Graziano Graziani
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Hic Sunt Leones investiga nella scena teatrale indipendente romana e nella dinamica ricerca che negli ultimi anni l’ha caratterizzata, con incursioni nell’arte visiva, nella musica, nel video, nella danza. Le testimonianze dei protagonisti sono affiancate dalla prefazione di Attilio Scarpellini, dai commenti di Fabrizio Arcuri, Giorgio Barberio Corsetti, Andrea Cosentino, Roberto Latini e da un intervento di Franco Ruffini.La descrizione di questo luogo dell’arte ai confini, in un tempo in cui i concetti di centro e periferia perdono il loro carattere stanziale, disegna una cartografia, un’immagine inevitabilmente parziale di un territorio rappresentato attraverso il vissuto: una mappa che fatalmente coincide con il territorio.

Spazi
Angelo Mai, Anticamere, Astra, Attraversamenti Multipli, Duncan 3.0, Teatro Furio Camillo, Kataklisma Teatro, Kollatino Underground / Spazio Santasangre, Le Sirene – dall'occupazione al Teatro del Lido, Racconti Teatrali – da «Racconti al Parco» ad «Autori per Roma», Rampa Prenestina, Rialto Santambrogio, Strike / Teatri di Vetro, Ubu Settete, Teatro Ygramul

Artisti
AbeleCaino / Mirko Feliziani, amnesiA vivacE / Daniele Timpano, Flavio Arcangeli, Arti Illesi, Atacama, Il Battello Ebbro, Cane / Daniela Cattivelli e Federica Santoro, Casinabenedetta, Circo Bordeaux, Alessandra Cristiani, Denoma, Dreamachine, –&– Produzioneidee / Rafaele Morellato Lampis, compagnia Fabio Ciccalè, Gramigna_ct, Habillé d'eau, Hôtel de la Lune, Immobile Paziente, Isola Teatro, Kataklisma, Kun Gu Kunst, La Casa d'Argilla / Lisa Natoli, La Fiera, LABit, MAddAI, Malebolge, Muta Imago, Nemesi teatro / Alessandro Langiu, OlivieriRavelli_Teatro, Piena Improvvisa / Raimondo Brandi, Alessandro Pintus – NON Company, Psicopompo Teatro, Residui Teatro, Santasangre, Vincenzo Schino, SemiVolanti, Setteteste, StrumentiUmani, Antonio Tagliarini, teatrAria¬_, Teatro delle Apparizioni, Teatro della Friggitoria, Teatro Forsennato, Teatropersona, Teatro... riflesso in movimento, Tony Clifton Circus, triangolo scaleno teatro, Ventichiavi teatro, compagnia Veronica Cruciani, Ygramul LeMilleMolteArturo, Lios, CapoTrave, compagnia Costanzo / Rustioni, Narramondo, Produzione Povera, Teatrusica.

€ 20,00
formato: 15*21 pp.368 ill.
ISBN: 978-88-89036-45-7
Festa di presentazione
Sabato 15 dicembre – h 19Rialto Santambrogio (via Sant’Ambrogio 4)

venerdì 7 dicembre 2007

un'altra fame a via sannio

le donne, il cibo e l'amore.
"non avevo mai provato rancore per qualcuno al di fuori di me"

un'altra fame
con marta iacopini e patricia rivadeneira
regia di michela andreozzi

dal 6 al 9 dicembre
TeatroLoSpazio.it
Via Locri, 42 – Roma (Via Sannio) - tel. 0677076486
www.teatrolospazio.it

Road al Branca

Con colpevolissimo ritardo segnaliamo la rassegna Road al Brancaleone.
I quattro lavori che compongono il programma teatrale, nel passato più o meno recente, hanno dato contributi fondamentali alle varie edizioni di Ubu Settete.
Peccato che un po' di problemi tecnici ci abbiano impedito di dare notizia in tempo utile degli spettacoli di Rafaele Morellato Lampis e di Andrea Trapani. Ci scusiamo con entrambi.
E' comunque ancora possibile assistere a Dux in scatola di Daniele Timpano (stasera) e a Bacon Mode del Circo Bordeaux (domani).
L'ingresso è libero.
Info uteriori: www.trova-roma.com/public/spip.php?article183

lunedì 3 dicembre 2007

lettera aperta alle compagnie

Ciao a tutti.

Con questa lettera proviamo a fare un bilancio complessivo di Ubu Settete 2007. Si tratta di un bilancio personale che, tuttavia, vi offriamo anche per un contraddittorio, come spunto per una discussione collettiva.

Nelle passate edizioni avevamo l’abitudine di dedicare al bilancio e al confronto con le compagnie una giornata di discussione, un faccia a faccia che quest’anno, con 15 compagnie non romane probabilmente impossibilitate a partecipare, ci sembrerebbe troppo parziale. Ci affidiamo, quindi, alla rete.

I numeri della rassegna ci paiono straordinari, inutile negarlo: 12 giorni di programmazione, 31 spettacoli, 29 compagnie…
Il pubblico ha risposto; come sempre, dovremmo dire. Malgrado la presenza di tanti artisti extra-romani comportasse il rischio di dover rinunciare alla platea privata di buona parte delle compagnie. Ma se pure abbiamo perduto, nei numeri, qualche decina di spettatori, da parte nostra non c’è alcun rimpianto: l’arricchimento artistico portato in dote dalle compagnie ospiti vale molto di più. Superiore, invece, alle scorse edizioni è stata la presenza di giornalisti, critici, professionisti vari del settore; lo dimostra la ricca rassegna stampa censita.

A proposito di critica, la rassegna quest’anno si è dotata di un “osservatorio critico” utilissimo in termini di analisi e confronto. Parliamo del Patablog (
http://www.ubublog.splinder.com/), gestito indipendentemente da un gruppo di ragazze (Roberta Ferraresi, Roberta de Galasso, Antonella Travascio, con la collaborazione di Antonia Anania, Chiara Fallavollita, Paola Granato) che offre da alcuni anni lo stesso servizio anche in altri festival (Teatro Festival Parma, BIS Teatro Festival, B-Motion Bassano). All’interno di una rassegna dove, almeno nelle passate edizioni, la critica ufficiale scarseggiava, ci è parso utile dotarci di un occhio esterno, indipendente dall’organizzazione, che sapesse con neutralità e competenza osservare e valutare la rassegna nel suo complesso. Una critica indipendente per un teatro indipendente. Ci sembra coerente con le premesse stesse di Ubu Settete, progetto nato per creare una rete interamente autosufficiente riguardo tutti gli aspetti dell’industria teatrale: produzione, circuitazione, visibilità e, appunto, critica. È stata, questa del Patablog, una presenza preziosa verso cui i nostri ringraziamenti non saranno mai abbastanza.

Sul valore artistico del programma della rassegna noi non avevamo certo dubbi e la visione diretta degli spettacoli – ma anche i riscontri del pubblico – hanno confermato che, almeno per il “nostro” circuito teatrale off, underground, abusivo o come lo si vuol chiamare, Ubu Settete è una delle principali realtà a livello nazionale. La rassegna ha saputo offrire uno spaccato completo di quel che si muove in Italia, in quei territori spesso dimenticati del teatro nazionale, territori oscurati ma sempre innovativi e fondamentali per il futuro.

Veniamo al bilancio economico (i numeri sono arrotondati). 660 spettatori tra interi, ridotti ed omaggi per un incasso complessivo di 3800 euro. La quota di incasso spettante ad Ubu Settete è stata di 2700 euro da cui detrarre 2900 euro di spese (service, tecnici, pubblicità, ufficio stampa etc). Ne risulta un passivo di 200 euro. Si tratta di una cifra irrisoria; ma pur sempre in negativo; ed è la prima volta che accade in sei edizioni. Del resto senza la generosità del Furio Camillo, che ha messo a disposizione a prezzi quasi simbolici la propria struttura per l’ospitalità (B&B), e senza quella del Rialto, che ha coperto una parte importante delle spese generali, quella cifra sarebbe stata assai più ampia. In ogni caso la rassegna di quest'anno non ha prodotto fondi nè per
finanziare la stampa della nostra rivista né per distribuire quote di partecipazione alle compagnie.

Questo mette in seria discussione la vita stessa della rassegna. Siamo tutti stanchi, noi e voi, di lavorare gratis o addirittura di rimetterci. Con questa edizione Ubu Settete ha raggiunto e superato i propri limiti. Ora qualcosa dovrà necessariamente cambiare. E se la rassegna non riuscirà a trovare le risorse economiche per poter continuare ad esistere, la nostra esperienza si ferma qui, alla sesta edizione. Col solo volontariato, più di questo non è proprio possibile fare.

Un grazie sincero a tutte le compagnie che hanno arricchito la rassegna con i propri lavori, in particolare un grazie ancora più sentito alle compagnie non romane che si sono caricate anche le fatiche del viaggio fino a Roma (ed anche alle due compagnie che purtroppo, per cause di forza maggiore, hanno dovuto rinunciare all’ultimo momento alla partecipazione). Speriamo che questa vostra esperienza sia stata positiva e fruttuosa, non certo in termini economici, ma almeno nel senso di un arricchimento professionale ed umano. Per noi dell’organizzazione, grazie a voi, lo è stata.

Un ringraziamento alla consueta organizzazione e disponibilità degli staff del Furio Camillo e del Rialto S.Ambrogio che ci hanno ospitato e supportato, quindi a Gianluca, Andrea, Marian, Flavio, Luisa, Graziano, Luca, Francesca, Veronica.
Infine un ringraziamento all’eccezionale impegno di tutto lo staff organizzativo di Ubu Settete: Laura Neri, Marco Fumarola, Riccardo Frezza, Elvira Frosini, Alessandra D’Innella, Chiara Fallavollita, Anna Amato, Paola Granato, Dario Aggioli.

Un saluto.

Marco Andreoli, Fabio M. Franceschelli, Daniele Timpano

nasce il sito di Gloriababbi Teatro

domenica 2 dicembre 2007

TOX, nudoecrudo, a Milano

Nella nuova ed algida messa in scena di nudoecrudo, si officia il culto del consumo. Consumo come corollario delle moderne condizioni di produzione. Consumo come tossicomania di una società spettacolarizzata dove è la vita stessa che va scomparendo.

Dall’11 al 15 dicembre 2007
Teatro della Cooperativa
MILANO
nudoecrudoteatro
è orgoglioso di presentare
TOX
dichiarazioni di dipendenza


“Tossicomania. Desiderio o costrizione ad avvelenarsi. Questo è il male supremo del nostro tempo.”(Julian Beck)

Composizione e principii attivi
: Alessandra Pasi e Franz Casanova
Effetti collaterali: Eugenio Cantarella
Interazioni: Franco Ruffini, Il Babau & i maledetti cretini, Fuzz Orchestra
Eccipienti: C.S.A. Baraonda , Cascina Autogestita Torchiera Senz’acqua
Titolare dell’Autorizzazione all'Immissione in Commercio: Michela Bollini
Produttore: nudoecrudo teatro
Come si presenta: Dall’intuizione banale e geniale dell’epopea senza tempo di un’epoca tossica, germina TOX, indagine in corso sulla sostanziale immutabilità del nostro stato di dipendenza e sulle sue rinnovate forme. Lucida ed allucinata critica dall’interno dell’Impero perverso che ci porta ad inseguire i (bi)sogni che crea, a desiderare ciò che desidera, a consumarci consumando, ad assuefarci ai suoi paradossi artificiosi e paradisi artificiali.

“Più si sviluppa una resistenza nei confronti dello spettacolo e più questo richiede, per continuare a funzionare, dosi suicide sempre maggiori”

news KATAKLISMA

KATAKLISMA TEATRO
Via Giovanni De Agostini, 79 - Roma (PIGNETO)
tel: 338 3476616
kataklisma@kataklisma.it - www.kataklisma.it
Laura Neri - ufficio stampa e comunicazione - tel: 347 4716598 - press@kataklisma.it

news dicembre 2007

LABORATORIO III
POLITICALBODY
30 novembre - 1 e 2 dicembre 2007
iscrizioni entro il 28 novembre
(telefonando per appuntamento)
Il laboratorio sarà occasione di incontro per nuovi performer da inserire nei lavori di Kataklisma

TERZA FASE DEL LABORATORIO POLITICALBODY
"Politicalbody – (Tracce di cedimento)" è il progetto che nel 2007 fa seguito al progetto "Tracce" iniziato alla fine del 2005, proseguendo la ricerca sulle forme della rappresentazione e della comunicazione nei nuovi linguaggi del teatro e della drammaturgia contemporanea. Il progetto dà vita a performance, lavori teatrali, articolazione di performance site-specific.Nell'ambito del progetto "Tracce" sono stati realizzati i lavori Reperto#01, Collapse e le performance Waste, Istruzioni per la sopravvivenza, Incursioni (performance in spazi urbani)."Politicalbody" continua nella ricerca sul corpo inteso come incrocio spazio-temporale di cultura, convenzioni, rapporti di potere, comunicazione, politica dunque. Il lavoro si immerge nella vita e nelle azioni dei corpi come soggetti-oggetti politici, partendo dal corpo e dalle dimensioni simboliche, comunicative, rituali e sociali, inoltrandosi nelle dimensioni del paradosso, del non ovvio, della necessità e della relazione stretta tra atto-corpo e la visione, ponendosi il problema originale della rappresentazion e.Un laboratorio che prevede una ricerca e un lavoro sul corpo in un'ottica di commistione di mezzi e linguaggi. Si parte da un lavoro di economia dello sforzo negli spostamenti e nelle dinamiche interne al movimento, qualità dello stare e del non fare e presenza nello spazio. Si lavora in diversi modi per creare "composizioni istantanee" (instant compositions), partendo sempre da elementi estremamente concreti – come il corpo, lo spazio, il tempo – ed è orientato allo sviluppo della percezione del movimento, sia individuale sia di gruppo, nello spazio teatrale che muta di continuo e richiede un corpo-mente flessibile.Si tratta di un lavoro sia per danzatori sia per attori che hanno la necessità di lavorare non solo con il testo, ma anche con il corpo nella sua totalità, sia per persone che non hanno una preparazione specifica: è un'esplorazione delle potenzialità creative, un allenamento alla presenza per poter essere sempre "pronti" all'azione scenica. Si aggiunge poi un lavoro di esplorazione delle varie strategie e possibilità improvvisative e connettendole con la composizione, lavoro con il testo, improvvisazioni personali che tendono alla creazione di un vocabolario di movimenti, gesti e alle loro possibili relazioni con l'esterno, realizzazione di micro-cellule drammaturgiche, nella direzione di un processo di reale elaborazione scenica. Il lavoro si connette con l'uso di immagini, testo, suono.
Orari laboratorio: venerdì 30 novembre: h 19.30-22; sabato 1 e domenica 2 dicembre: h 15-18
Costo del laboratorio: 90€
INFO e prenotazioni: tel 338 3476616 -
kataklismateatro@gmail.com

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Il gruppo C.A.N.C.
in collaborazione conKataklisma - L'Occhio del riciclone - Residuiteatro e con il Patrocinio della Comunità Europea presenta
NEL VENTRE DEL SERPENTE
esperimento di teatro urbano a Corviale
domenica 9 dicembre 2007, h 16
Corviale - Lotto 5 - Largo Pio Fedi
prenotazione obbligatoria per massimo 30 spettatori
ingresso gratuito
INFO: tel 348 8890437 - 320 0141065 -
nelventredelserpente@hotmail.it

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SELEZIONE ATTORI CON WORKSHOP
diretto da SOUPHIÈNE AMIAR
14 - 15 - 16 dicembre
CERCLE seleziona attori al termine di un workshop che si terrà a KATAKLISMA TEATRO.
Rivolto ad attori e danzatori con preparazione fisica ed esperienza di movimento, sarà indirizzato alla ricerca dell'organicità nelle azioni fisiche e vocali dell'attore. Ogni partecipante è invitato a presentare un frammento di un testo selezionato da uno dei drammi di Shakespeare. Il numero massimo è limitato a 6 partecipanti.
Souphiène Amiar - Regista, attore, performer. Ha lavorato, tra il 1999 e il 2006 all'interno del "Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards". Si è esibito nei teatri di tutto il mondo tra i quali il Teatro Nazionale di Singapore, il Théâtre du Centre Dramatique de Normandie (Cean), il Teatro Goldoni (Firenze), il Teatro Juvara (Torino), il Teatro delle Passioni (Modena), il Teatro Comunale di Creta, Università de Nicosie (Cipro), il Teatro di Pontedera (Pisa), il Teatro dei Sassi di Matera, il Teatro Libero di Palermo, il Teatro di Grotowski (Polonia), il Centro Culturale Hammamet (Tunisia), il Theater des Angenblick (Vienna), il Teatro di Anatoly Vassiliev (Mosca). Ha tenuto corsi di specializzazione post-lauream (magister) presso l'Università Finis Terrae (Santiago del Cile), stage per attori professionisti AFDAS nei centri di Pontedera, Vienna, Cappadocia (Turchia), Novi Sad (Serbia Montenegro), Mosca. È vincitore dei premi europei UBU special prix 2001 (Milano) e Premier prix Berthoux 2006 (Ginevra).

Orari workshop
14 dicembre h 19-22.15 e 16 dicembre h 15-19
Costo workshop 120 €
Scadenza per inviare la domanda di partecipazione: 12 dicembre 2007
per aderire inviare un messaggio di posta elettronica con un breve curriculum ed i propri dati all'indirizzo cercletheatre@libero.it INFO: 329 6319231 - 339 5626657

sabato 1 dicembre 2007

"Gamberi" al Piccolo Re di Roma

Teatro Piccolo Re di Roma, 30/11 - 2/12
GAMBERI
liberamente tratto dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters
messo in scena e interpretato da Sergio Grossini
musiche originali eseguite dal vivo da Marco Caputi

via Trebula, 5 (Piazza Re di Roma) info: 0677591270 piccolorediroma@gmail.com


UBU SETTETE - 18/11 - XII SERATA





DOMENICA 18/11 h.18.30 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)


Zerobeat Teatro
Cara la pelle
Spettacolo vincitore del Premio New Contaminate Art Festival di Aversa
con: Sara Mansi, Enrica Provasi, Luisa Supino
regia: Enrica Provasi
luci: Federico Ferrari
video: Barbara Viotto
liberamente tratto da: Anna Politkovskaja, "Cecenia. Il disonore russo" e Slavenca Drakulic, "Come se io non ci fossi"

Dalle memorie di chi ha subito la deportazione, la violenza dei campi di tortura, l'impossibilità del ritorno.Cara la pelle racconta di una donna qualsiasi, e di una guerra che un mattino entra nella sua vita “con un calcio nella porta”.Una donna che fa l'insegnante in un paesino di provincia, figlia di un'impiegata statale e di un ingegnere, che viene caricata su un autobus e portata in un campo di concentramento dove diverrà prima serva, poi oggetto di violenza sessuale ripetuta e di tortura sistematica, concubina, ed infine "profuga" spedita in un paese straniero.
I profughi di Cara la pelle sono donne. Donne che parlano lingue diverse. Di origini, tradizioni, religioni diverse. Accomunate dall'essere diventate bestiame di scambio, prostitute, animali da soma, da tortura o da compagnia.Sbriciolate, consumate, come un pezzo di pane, o di sapone.Insieme all'italiano, i dialetti - uno del nord italia, lombardo, ed uno del sud, campano – si impastano. Terra e fango. Un'unica voce frammentata in quelle migliaia di voci di donne che parlano lingue diverse, accomunate dallo stesso destino: quello di essere depredate.





DOMENICA 18/11 dalle h.20.45 - RIALTO S.AMBROGIO (itinerante fra le varie sale)

Compagnia Denoma
La festa di Santa Barbara (consolazione – vestizione – processione)
liberamente tratto da un testo di Giulio Marzaioli

regia, scene, costumi e interpretazione: Romina De Novellis
musiche originali di Andrea Farri e AA.VV.
disegno luci Gianni Staropoli
scene e costumi Romina De Novellis

Santa Barbara, protettrice dei minatori, presente nei cantieri minerari sotto forma di statua. Da un'esperienza presso un cantiere dell'Appennino Tosco-Emiliano, nascono suggestioni e visioni in veste di installazione-performance: quadri in movimento di preparazione della Santa alla sua festa.

Santa Barbara nacque a Nicomedia, in Turchia nel 273 d.C.. Tra il 286-287 si trasferì presso la villa rustica di Scandriglia a seguito del padre Dioscoro, fanatico pagano e collaboratore dell'imperatore Massimiano Erculeo. Dioscoro fece costruire una torre per difendere e proteggere Barbara durante le sue assenze. Il progetto originario prevedeva due finestre che diventarono tre (in riferimento alla croce) secondo il desiderio della ragazza, a dimostrazione della sua conversione.La tradizione afferma che proprio nella vasca Barbara ricevette il battesimo per la visione di San Giovanni Battista. La manifestazione di fede di Barbara provocò l'ira di Dioscoro; per sfuggire a quest'ultimo, Barbara si nascose nel bosco dopo aver danneggiato gran parte degli dei pagani della sua villa. La tradizione popolare scandrigliese afferma che essa si rifugiò in una nicchia scavata all'interno di una roccia e fu trovata per la delazione di un pastore. Dioscoro la consegnò al prefetto Marciano con la denuncia di empietà verso gli dei e di adesione alla religione cristiana. Durante il processo, iniziato il 2 dicembre 290, Barbara difese il proprio credo ed esortò Dioscoro, il prefetto ed i presenti a ripudiare la religione pagana per abbracciare la fede cristiana: fu così torturata e graffiata. Il giorno dopo la Santa fu esposta alla prova del fuoco. Il 4 dicembre, letta la sentenza di morte, Dioscoro prese la treccia dei capelli e vibrò il colpo di spada per decapitarla. Il cielo si oscurò e un fulmine colpì Dioscoro.Santa Barbara è invocata come protettrice contro i fulmini e la morte improvvisa; è protettrice di artificieri, artiglieri, minatori, vigili del fuoco e carpentieri.

A seguito di varie tappe di avvicinamento alla veste "definitiva", segnate da visioni, performance e studi in cui si sono registrate "apparizioni" di Santa Barbara (in Roma: Teatro Eliseo, Rialtosantambrogio, Teatro Palladium, Duncan 3.0), ha debuttato nel mese di luglio 2007 in una prima forma di studio un progetto in divenire che, partendo dall’esperienza di Giulio Marzaioli portata sulla carta in più versioni (prima in un racconto pubblicato su Carta, poi in una serie di canovacci rivolti al teatro) si è trasformato in appunti personali di Romina De Novellis a partire dai quali è stata tracciata la mappatura di un percorso di riconoscimento e allo stesso tempo di disorientamento di Barbara rispetto alla propria Santità.

In questa sede si presenta dunque per la prima volta, La festa di Santa Barbara, sei quadri in movimento suddivisi in due giorni, immagini tratte dallo spettacolo Santa Barbara, ambientate nella torre dove il padre l’aveva rinchiusa e che vanno a raccontare lo scorrere di un giorno, il 4 dicembre, in cui tutti i cantieri d’Italia si fermano per ricordare e festeggiare la Santa che li protegge e Barbara, vittima del proprio ruolo, quasi senza accorgersene invoca la tragedia e la morte degli operai in miniera, a seguito del crollo della galleria. Lo spettacolo Santa Barbara nella sua forma integrale sarà presentato a Roma al Teatro Furio Camillo, nel mese di febbraio 2008.La costrizione della Santa deriva dal fatto che Barbara in realtà è una bambina a cui è stata privata la vita. Prima l’isolamento, poi le torture. Infine la morte. Cosa sente una bambina privata dell’affetto, del gioco e della libertà di crescere? Come può una bambina comprendere il tradimento di un padre? Può bastare la fede in un Dio? E quanto è attuale un episodio di questo tipo se, poco più di un anno fa, si ripeteva a Brescia un episodio di cronaca nera simile? Le innumerevoli processioni e feste dei paesi in cui è venerata da quando è Santa la circondano di volti, suoni emozioni propri del meridione più intenso. Barbara è accompagnata nella sua immaginazione dai volti e dalle voci di ogni tempo e di ogni luogo in cui è stata Santa.

Vive guardando dall'alto e soffre la distanza dalla terra, l'impossibilità di condividere la vita di chi la guarda. Può soltanto imitare la donna della processione, la moglie del minatore vestita a festa, la vedova del minatore vestita a lutto. Può desiderare di essere come loro, ma tra l’influenza e l’attrazione per una realtà esterna e, invece, la propria natura questa, di bambina Barbara e cristiana, non può che prevalere. Allora è costante la tensione tra la dimensione popolare e la costrizione della pietra, la distanza della statua. La tensione induce al movimento e dal movimento parte lo studio sull’interpretazione. Nel solco di un percorso che nasce nella danza, prosegue nel teatro-danza e approda alla ricerca di un ulteriore rapporto/fusione tra voce e movimento, il primo punto di definizione è emozionale. Il superamento della fissità, la distanza dall’essere umano e la dimensione di isolamento. Da qui tutto il lavoro è fondato sull'approfondimento interpretativo.Tutto ciò porta Barbara ad un esasperato nervosismo, alla paura. La figura del padre è predominante: l’unico uomo che ha amato e che nella sua dimensione di Santa confonde con Dio. L’uomo che ama e odia allo stesso tempo. Una bambina vittima di un uomo che si ritrova ad essere protettrice di soli uomini. La confusione di piani, la bambina e la Santa, la fa essere materna e burbera, protettrice e spietata come Minosse allo stesso tempo. Le contraddizioni, le diverse dimensioni della Santa, la sua natura di bambina rinchiusa, votata al sacrificio e pur sempre bisognosa d’affetto del padre, producono in scena cambi improvvisi di atteggiamento: la Santa venerata, donna matura e seducente, Barbara bambina indifesa e ad un tempo capricciosa e fanatica, fino alla figura della protettrice, matrona e rassicurante come una madre.Tale follia spirituale è trasmessa nel copro attraverso un lavoro che, prendendo spunto dal quotidiano, diventa come nei corpi deformanti con cui lavora Romina De Novellis (vedasi c.v.), motivo di continuo disequilibrio, instabilità e goffaggine che a partire dalle articolazioni si ripercuote in tutto il corpo.

E’ come se la perdita dell’amore (del padre, che la fa rinchiudere in una torre) avesse delubrificato le articolazioni e avesse gettato anche il pensiero in uno stato di smarrimento.(Mariateresa Surianello)

Non c’è speranza di salvezza negli occhi della giovane sacrificata da un’umanità meschina, l’angoscia traspare potente nel corpo e nella mimica della De Novellis, particolarmente abile a trasmettere il senso di violenza subito da tutte le donne cui è stato impedito di essere protagoniste della propria esistenza, la disperazione si manifesta come una membrana uterina che richiami indietro la vita e la incateni, violentemente, e senza possibilità di fuga.La mente vacilla tra speranze di altitudine salvifica e realtà di gravità incatenatrice, finché il raziocinio si perde definitivamente tra i cunicoli bui della torre-prigione lasciando al Male il compito di sublimarsi a scapito della Vita.
(Davide Buonasorte)





DOMENICA 18/11 h.21.00 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

BabyGang
Mi cercarono l'anima a forza di botte
La Chiesa e Domenico Scandella. I processi dell'Inquisizione (1583-1599)

dagli atti dei processi a Domenico Scandella
di: Andrea Del Col
drammaturgia e regia: Tommaso Pitta
con: Federico Bonaconza

Lo spettacolo Mi cercarono l'anima a forza di botte di Tommaso Pitta, con l'attore della Compagnia BabyGang narra la vicenda processuale di Domenico Scandella detto Menocchio, il mugnaio eretico a cui Carlo Ginzburg ha dedicato il saggio Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del cinquecento. Il testo consiste in un adattamento degli atti processuali, pubblicati integralmente dal professore Andrea Del Col nel volume Domenico Scandella detto Menocchio. I processi dell'Inquisizione (1583-1599); lo spettacolo si sviluppa nel dialogo tra Domenico Scandella, situato su una pedana e attorniato dal pubblico, e la voce imponente e pacata dell'Inquisitore che lo giudica.

Tre aspetti che caratterizzano la storia di Menocchio hanno motivato la scelta di rappresentarla.Una specifica peculiarità del protagonista: Menocchio dice tutto quello che pensa, tuttavia non è un eroe. Non è disposto a morire per le proprie idee, vorrebbe riuscire a tacere, ma non ne è capace. Ha una sorta di "malattia": non ha "filtro", ciò che pensa, dice. Questa contraddizione consente al meccanismo del potere di mostrarsi in modo esemplare.La qualità e l'originalità dell'intelligenza, dell'immaginario e della religiosità di Menocchio: una mente semplice e profonda, concreta e visionaria.La completezza e la chiarezza con cui si manifesta la natura della Chiesa della Controriforma.Il vicario Giovanni Battista Maro riceve una denuncia anonima: un certo Domenico Scandella detto Menocchio di Montereale, ha pronunciato parole "ereticali ed empissime" su Cristo nostro Salvatore; e non solo egli le ha pronunciate, ma ha cercato di diffonderle e di argomentarle. È iniziata così la vicenda che ha portato ai processi, alla prigionia, alla tortura e alla condanna a morte di Domenico Scandella, il mugnaio friulano che ha avuto la disgrazia di avere un po' d'intelligenza e qualche libro fra le mani.

La Compagnia BabyGang di Milano dal 2006 ha fatto grandi passi, così come i suoi collaboratori. Ultimamente ha vinto al concorso "Nuove Sensibilità", in collaborazione con l'E.T.I e presentato alla prima e importante edizione del Teatro Festival Italia a Napoli, con la sua nuova produzione in divenire Luci di Bohemia ispirato all'opera dell'autore spagnolo Ramón del Valle-Inclán. Lo spettacolo sarà prodotto dal Festival Internazionale di Andria e il Teatro Pubblico Pugliese.Tommaso Pitta, collaboratore della BabyGang e attualmente assitente di Tony Servillo, è stato vincitore al concorso "Nuove Sensibilità" con il progetto "Il Contatto" che sarà prodotto dal Teatro Stabile delle Marche.BabyGabg è stata coinvolta dalla scrittura alla recitazione dello spettacolo I Giocatori, ispirato al romanzo Il Giocatore di Dostoievskij, di Paolo Rossi (che ha terminato la sua tournée al Teatro Piccolo Studio di Milano l'anno scorso). Attualmente prepara assieme al regista Paolo Rossi il prossimo spettacolo che andrà in tournee per il Paese: Ubu, Re d'Italia, ispirato al testo di Alfred Jarry.

BabyGang Teatro
Via Archimede, 14 - 20129 Milano
tel: 02 23161006
info@babygang.org - http://www.babygang.org/
Direzione Artistica: Carolina De La Calle Casanova
Responsabile Sezione Cinema: Federico Bonaconza





DOMENICA 18/11 h.22.15 - RIALTO S.AMBROGIO (sala auditorium)

Federica Lenzi
Il Serpente e la Rosa
da: De Sade (opere e lettere), Mishima (Madame De Sade), Shakespeare (sonetti)
drammaturgia, regia e interpretazione: Federica Lenzi

Incentrato sulla figura di D. A. F. De Sade, lo spettacolo ripercorre i temi fondamentali della sua tanto discussa filosofia di vita. Lo fa attraverso un punto di vista femminile, quello della moglie, Renée Pelagie, una donna divisa tra luce e ombra, determinata ad una lotta senza fine contro tutti i valori borghesi della società.






DOMENICA 18/11 h.23.00 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

Fibre Parallele Teatro
Mangiami l'anima e poi sputala
da: Mangiami l'anima e poi sputala di G. Furio
drammaturgia: Riccardo Spagnulo
regia: Licia Lanera
con: Licia Lanera e Riccardo Spagnulo

Una donna religiosa cerca aiuto in Cristo il quale, rifattosi carne, le offre il suo amore al grado zero, terreno e fisico. Ma questo sentimento incontra le resistenze della bigotta che, sentitasi violata finirà per ucciderlo.

Gesù ha sofferto le carni della donna e dell'uomo e sa benissimo che il desiderio e il piacere sono alla base della creazione e che un figlio non nascerà mai se un uomo non desidera la sua donna, e se l'uomo a sua volta non si lascia amare dalla sua donna. Quindi la donna sarà il frumento della sua casa, quindi la donna sarà il pane quotidiano, quindi la donna sarà il male e la pietà del male, il bene e la pietà del bene. Quindi la donna avrà in sè tutte le contraddizioni care a Gesù: la tenerezza e l'oblio, la condanna e l'assoluzione, il parto e il figlio, la luce e la tenebra.
Alda Merini

La donna, il femminile, avanza lentamente fino a rivelare il suo volto.
L'uomo, il maschile, è appeso a un grande crocifisso, immobile, capelli lunghi e panno bianco. Aspetta.
La preghiera di redenzione che innalza la donna, fa compiere il miracolo inatteso: il Cristo muove la sua testa fino a incontrare lo sguardo della disperata.
Questo incontro, questo cortocircuito genera un'esplosione e una deframmentazione del concetto d'amore e di religione, di anima e di corpo, che si fronteggiano e si fondono in una storia d'amore e di purificazione.
Cristo, uomo tra gli uomini, quasi un disoccupato extracomunitario, offre il suo amore al grado zero, cioè terreno, perché è il più semplice, ma incontra le
resistenze e le barricate messe in piedi dalla donna, vincolata da una spiritualità dogmatica e restrittiva.
Il racconto della storia, ombroso ed introverso, a tratti sfiora una sorta di formulario del kitsch, che domina il senso religioso del Sud, tra altarini-museo e riti personali, trasformando la scena in una discarica religiosa.

UBU SETTETE - 17/11 - XI SERATA





SABATO 17/11 h.21.00 - RIALTO S.AMBROGIO (auditorium)
Aida Talliente
Africa Frammento
Drammaturgia, regia, interpretazione di Aida Talliente.
La guerra civile che dal 2002 insanguina la Costa d'Avorio raccontata dal punto di Aisha, una delle tante ragazze minorenni utilizzate nei campi militari come combattenti, ausiliarie e schiave sessuali.





SABATO 17/11 h.22.00 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

Straligut Teatro
Salmo 151a
Di Fabrizio Trisciani e Francesco Perrone. Regia di Fabrizio Trisciani. Con Tommaso Innocenti, Rita Ceccarelli, Francesco Perrone.
“Salmo 151a” è una moderna sacra rappresentazione dove sacro e pagano si fondono, mettendo a nudo il tormentoso tentativo di conquista di fede da parte del personaggio attraverso l’onirico, l’assurdo, il grottesco.

UBU SETTETE - 16/11 - X SERATA





VENERDI' 16/11 h.21.00 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

Tubal libre
Due volte mia
Di Laura Pacelli. Con racconti della Resistenza di Walchiria Terradura, Lucia Testori, Irma Pistoi. Regia di Francesca Montanino. Con Francesca Montanino Laura Pacelli Valentina Rinaldi.
La vita e le esperienze delle staffette partigiane di diverse parti d’Italia raccontate attraverso l’intrecciarsi di storie, esperienze, dialetti, legate da un filo conduttore comune: i poemi dell’Ariosto e del Tasso.

A malapena si sa della Viganò e del suo romanzo l’Agnese va a morire. E poi? Chi altre? Quali le partigiane? Questo spettacolo è per loro: le donne della Resistenza italiana, con uno sguardo anche al di fuori dell’Italia sia dal punto di vista storico che letterario. Un percorso in una memoria sommersa, in cui si intrecciano storie di donne immaginarie, ma nate dallo studio di figure realmente esistite, donne provenienti da ogni ceto, ognuna con peculiarità particolari e un emblematico punto di vista, a spiegare il perché della scelta di diventare partigiane per stare da una parte, senza mezzi termini. Dal mondo contadino a quello borghese, dalla campagna alla città, il racconto è volto ad affrontare un argomento poco conosciuto, unendo alla tragicità degli eventi un aspetto di fiduciosa speranza. “Due volte mia” è il titolo, perché il desiderio di libertà fu doppio per le partigiane: libertà dal nazifascismo e libertà personale, uno sprone all’emancipazione della donna, una volontà di rottura dei vecchi schemi. Riso e riflessione, comico e tragico, inseguendo tre staffette partigiane.
Quante volte si scopre che la verità non è proprio una? Si potrebbe annegare nel mare di ricordi se solo si desse possibilità a chi ha vissuto un’esperienza fondante per la società italiana contemporanea di parlare.
Nel caso delle donne della Resistenza la passione del momento è stata falciata dal momento successivo. Poche hanno avuto il coraggio di scriverne, a poche si è chiesto di farlo. Che la società si sia rinnovata dopo la guerra lo mostra la Costituzione che ne è derivata, misto di liberalismo e tensione sociale, ma non altrettanto la burocrazia, le maglie dello stato. La mentalità non cambia facilmente. La seconda guerra mondiale è stata uno sconvolgimento e come tale fu più semplice sovvertire antiche soggezioni e scalfire tradizioni radicate. Non tutti i mali vengono per nuocere. Non è cinismo questo, non si vuol dire meno male che c’è stata la guerra, ma meno male che nel male c’è uno spiraglio di cambiamento, in positivo. Cambiamento segnato dalla lotta partigiana. Spesso si incorre in battute che la maledicono, si sarebbe potuto aspettare gli americani e via, non servivano a niente loro, i partigiani. Ecco qua che allora non si può fare a meno di scrivere, perché in ogni tempo il revisionismo storico fa capolino e la memoria diventa breve. Ed ecco che nel pagliaio oltre all’ago si cerca la puntina: la lotta partigiana e le sue donne. La fatica della vita della staffetta, “ufficiale di collegamento” tra una brigata e l’altra, la durezza della vita in montagna, a causa delle difficili condizioni climatiche e della fame che divora, e quella di città, che costringe alla solitudine, al sospetto, alla paura folle di fare la fine del topo; l’antifascismo che nasce per lo più da contingenze particolari, in primo luogo dalla perdita di qualche familiare, dalle condizioni economiche pessime, dal titolo di massaia rurale che non fa altro che relegare la donna in casa sbrodolandola con chiacchiere vuote e piene di retorica; ma anche l’antifascismo che nasce prima dell’ 8 settembre ’43, quello definito politico, fatto da pochi e viene in mente Piero Gobetti e sua moglie Ada Prospero Gobetti (autrice del meraviglioso “Diario partigiano”), Emilio Lussu (autore della pungente satira al fascismo nascente “Marcia su Roma”) e la sua insostituibile compagna Joyce Salvadori e poi ancora Natalia Ginzburg e tanti e tante altre. Eravamo giovani, perseguitati e felici, dice la scrittrice partigiana Miriam Mafai nella prefazione al libro di Lisli Carini, altra resistente. Perseguitati ma felici nell’atto un po’ sfacciato di chi sa di stare nella parte giusta e combatte per quella, fino anche a morirne. Come Lucia Testori, i cui racconti sono stati preziosi e intensi, e come “nonna” Irma Pistoi e la Resistenza accanto al marito Ennio, grande partigiano. E poi Walkiria, l’inimitabile Walkiria Terradura e i suoi racconti. Partigiana in Umbria, fu la prima donna nel centro Italia a comandare una squadra. Non è il nome di battaglia il suo, è quello anagrafico. Walkiria, quasi che il padre avesse immaginato per lei un futuro di combattente. Una splendida ottantenne con una capacità di stregare qualunque uditorio e una voglia di vivere immensa. È anche per loro questo testo, è anche per le loro storie e ciò che ci hanno raccontato. Se solo si ascoltasse un po’ di più, verrebbe sempre voglia di essere partigiani. Ognuno del suo tempo, con mezzi diversi, ma partigiani, pronti a prendere una posizione. “Sono partigiano perciò parteggio. Odio gli indifferenti”, diceva Gramsci.




Altri lavori di Tubal libre
"Il sole dietro le montagne":





"Racconto per Emma":



"Gli eredi di Shylock":








VENERDI' 16/11 h.22.30 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

Ygramul Lemillemolte
Edzi Re
Drammaturgia di Ygramul Lemillemolte. Regia di Vania Castelfranchi e Fiammetta Mandich. Con Monica Crotti, Massimo Cusato, Paolo Parente, Antonio Sinisi. Musicista Daniele Pittacci.
Viaggio di Ygramul in Malawi, narrato tra teatro e musica e danze, e integrato con brani dell'Ubu Roi di Jarry e di Edipo Re di Sofocle. Una sequenza drammatica per elaborare un nuovo punto di vista sull'AIDS: "Abbandonare il Re!".

Spettacolo di Terzo Teatro, manifesto della ricerca e dell’agire del Teatro Ygramul. Attraverso una complessa cucitura drammaturgica, che echeggia tra i testi dell’ "Ubu Roi" di Alfred Jarry (1896), l’ "Edipo Re" di Sofocle (430 a.C. circa), un’ampia bibliografia di testi sull’AIDS e gli scritti originali dei componenti del Gruppo, si apre questo viaggio. Uno spettacolo annodato in una forma patafisica e crudele, nel tentativo di narrare l’Africa vissuta dagli Ygramul, nel territorio del Malawi, a stretto contatto con le realtà indigene dei popoli Chewa e Yaho, nella continua resistenza al male AIDS, nella sopravvivenza della cultura e della dignità. Per creare un nuovo punto di vista e di coscienza sull’HIV, come dramma non africano, ma globale.

Il regista Vania Castelfranchi, nel 1996, all'interno dell'Accademia d'Arte Drammatica 'Silvio D'Amico', ha dato vita ad una serie di progetti teatrali con attori professionisti e non, culminanti nella costituzione del Gruppo Teatrale Integrato di Ricerca Patafisica Ygramul LeMilleMolte. Il Gruppo di Teatro Ygramul si definisce Integrato, nell’applicazione, sin dagli esordi, di pedagogie ludiche e teatrali spinte alla collaborazione, vicinanza e unione con le differenti abilità, le diverse culture e storie; trasformando le conoscenze nelle arti dello spettacolo in reti di dialogo con gruppi di età, culture diverse, nonché con pazienti dei centri di salute mentale, complesse realtà di campi profughi, carceri, ospedali e tutte quelle realtà che si trovano ai bordi della nostra società.Il Gruppo di Teatro Ygramul applicando la Ricerca Patafisica e quindi sposando le linee poetiche di Alfred Jarry e Antonin Artaud mostra in ogni rappresentazione, in ogni evento o spettacolo una bizzarra atmosfera d’incontro tra differenze e diversità, in cui la drammaturgia, ogni musica e gesto, si tramutano in energia dei contrasti, in un clima di integrazione/espulsione, di frammentazione della narrazione teatrale, per giungere al racconto antropologico, alla presenza del Terzo Teatro, allo spettacolo politico/sociale, ove voce, immagine e corpo siano realmente presenti e vivi, nel loro montaggio ‘professionale’ come nella loro ingenua "amatorialità".Da quando è nato il Gruppo è stato legalmente inserito tra le attività dell’Associazione Culturale Ludici Manierati che agisce da molti anni sul territorio romano e non solo,creando eventi ludici, musicali e teatrali.L'Associazione stessa e' stata fondata dal regista Vania Castelfranchi, la scrittrice Gloria Imparato e il musicista Giacomo Caruso, nel 1994, seguendo una lunga ricerca nel campo della pedagogia ludica e nella pubblicazione di testi di Gioco di Narrazione: la fruttuoso edizione dei volumi di Elish.Il regista Vania Castelfranchi elabora le linee di azione del percorso Ygramul con l'ausilio dei molti attori/ci componenti del Gruppo e con l'importante incontro a Granada e Madrid con un maestro di 'Halka' araba (l'antica narrazione di strada del nord africa) e il Gruppo dei Payasos sin Fronteras (I Pagliazzi Senza Frontiere che operano come i Medici senza Frontiere, intervenendo in situazioni di guerra e in molte periferie del mondo). Il Gruppo Ygramul inizia il suo percorso Antropologico e di Ricerca nell’estate del 2001 partecipando al Festival Off di Avignone con uno spettacolo da strada sulle avventure del Don Chisciotte di M. Cervantes. L’incontro con le dinamiche del Festival spinge il lavoro del Gruppo verso l’esperienze di viaggio e di “baratto teatrale”.Nel 2002, grazie all’incontro con l’antropologa Silvia Zaccaria, il baratto teatrale diviene possibile attraverso il viaggio in Brasile, nello stato del Mato Grosso del Sud, tra i popoli indigeni Guaranì Kaiowà con cui il Gruppo crea eventi di festa, spettacoli e animazione intorno alle diverse tematiche del diritto alla terra dei popoli indigeni.L’esperienza sudamericana viene rinnovata nel 2004, in cui il Gruppo ha viaggiato lungo il Rio Negro in Amazzonia venendo a contatto con il popolo dei Satere' Mawe'.Nell’agosto del 2005 Ygramul LeMilleMolte è in Malawi, Africa, per un progetto di prevenzione e sensibilizzazione sul tema dell’AIDS. Al suo ritorno il gruppo si impegna, come per l’Amazzonia e il Brasile, a sostenere dei progetti che mantengano vive le lotte locali attraverso spettacoli, mostre fotografiche, videodocumentari, seminari e conferenze.Il 16 giugno 2006 il Gruppo Teatrale Integrato di Ricerca Patafisica Ygramul LeMilleMolte, dopo anni di esperienze di viaggio e spazi ospiti ove narrare i risultati di quei studi, inaugura il Teatro Ygramul, sito in N.M. Nicolai, 14 nella zona di San Cleto a Roma. Questo spazio permette finalmente alla Ricerca Ygramul di prendere maggiormente corpo, dona alle molte azioni del Gruppo una compattezza e una linearita' nuova, contenendo: la ricerca ludica, i molti laboratori, gli spettacoli, le prove di ricerca, ecc. All'inaugurazione dello spazio il Gruppo presenta un evento-spettacolo incentrato sulle tematiche vicine al gruppo stesso, sviluppando il discorso di teatro antropologico derivante dai viaggi in Francia, Brasile, Amazzonia e Malawi, integrando le linee poetiche del Terzo Teatro e mettendo in risalto le diversità e le lotte dei popoli indigeni del Terzo Mondo, raccontando la prevenzione-resistenza all’AIDS.Nel luglio e nell'agosto 2007 Ygramul LeMilleMolte muove le sue ali in Indonesia, nell'isola di Bali per apprendere le danze dell'isola degli Dei e per portare avanti un progetto sulla pedofilia e sull'abuso su minori.In questo 2008 riprende il Viaggio in Italia, portando avanti in molti spettacoli, mostre, conferenze ed eventi, le esperienze apprese nei vari luoghi del Mondo. Il Teatro apre (dall'Ottobre 2007) il suo secondo anno di attivita', festeggiando il successo delle passate 12 Rassegne di Concerti, Cinema e Teatro (dal giugno 2007 al maggio 2008). Anche quest'anno porterà il Gruppo Ygramul a sperimentare la Pedagogia ludica attraverso gli eventi di Gioco vissuti dal Gruppo di Elish , a portare avanti la sperimentazione musicale con il Gruppo di musicisti KarmaBlue , a far vivere diversi laboratori legati al Terzo Teatro, all'interno delle Scuole, nel Teatro stesso (laboratorio: SALTYMBANCO, LUDYKA, YOGURT, CARYLLON, FLYCK e CIM) e a ospitare molti e differenti spettacoli teatrali (RASSEGNE del Teatro Ygramul e altri eventi per Roma). In questo 2008, la protezione del Teatro, ha donato al Gruppo ed al regista Vania Castelfranchi, la concentrazione necessaria per far nascere un nuovo Metodo teatrale: l'ESOTEATRO, che verra' sperimentato dai vari percorsi e verra' pubblicato e presentato nel 2008.

giovedì 29 novembre 2007

UBU SETTETE - 15/11 - IX SERATA





GIOVEDI' 15/11, dalle 20.45 - RIALTO S.AMBROGIO (itinerante tra le varie sale)

Compagnia Denoma
La festa di Santa Barbara (abluzione – consacrazione – ascensione)
Liberamente tratto da un testo di Giulio Marzaioli. Regia, scene, costumi e interpretazione di Romina De Novellis.
Santa Barbara, protettrice dei minatori, presente nei cantieri minerari come statua. Da un’esperienza presso un cantiere dell’Appennino Tosco-Emiliano, nascono quadri in movimento di preparazione della Santa alla sua festa.






GIOVEDI' 15/11 h.22.00 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

KanterStrasse
Le dinamiche dell'odio
Di Simone Martini e Leonardo Giusti. Regia di Luca Avagliano. Con Simone Martini.
La violenza è veloce, ti prende e ti lascia forse senza conseguenze. L’odio no, è lento, ti corrode e non ti abbandona. Da storie realmente accadute, questo spettacolo indaga uno degli aspetti più misteriosi del comportamento umano: l’odio.





GIOVEDI' 15/11 h.23.00 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

Daniele Timpano
Ecce Robot! Cronaca di un’invasione
Drammaturgia, regia, interpretazione di Daniele Timpano.
Ispirato liberamente all’opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Mazinga, Goldrake) lo spettacolo ripercorre per frammenti l’immaginario eroico di una generazione cresciuta davanti alla Tv.

mercoledì 28 novembre 2007

UBU SETTETE - 14/11 - VIII SERATA





MERCOLEDI' 14/11 h.21.00 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

Kataklisma
Buffet
Drammaturgia e regia di Elvira Frosini. Con Carla Coccia, Alessandra Di Lernia, Simona Muratori, Veronica Sferra.
Un buffet. Cibo continuamente mangiato, stralci di quotidiano deformato, mai vissuto autenticamente, piccoli orrori contemporanei. È una ricerca sul mostruoso che si rinviene dietro la realtà opaca, un grande vuoto...

quattro performers in un vuoto imprescindibile hanno come unico appiglio un buffet: cibo continuamente mangiato, stralci di quotidiano deformato mai vissuto autenticamente, piccoli orrori contemporanei, leggeri, abituali, impercettibili, niente di grave. Le azioni si ripetono, si deformano, si lasciano guardare. E’ una ricerca su quel tanto di mostruoso che, scavando, si rinviene dietro la realtà opaca, un grande vuoto..
Buffet fa parte del progetto “Politicalbody – (Tracce di cedimento)” che nel 2007 fa seguito al progetto “Tracce” iniziato alla fine del 2005, proseguendo la ricerca sulle forme della rappresentazione e della comunicazione nei nuovi linguaggi del teatro e della drammaturgia contemporanea. Il progetto dà vita a performances, lavori teatrali, articolazione di performances “site-specific”.
Politicalbody continua nella ricerca sul corpo inteso come incrocio spazio-temporale di cultura, convenzioni, rapporti di potere, comunicazione, politica dunque. Il lavoro si immerge nella vita e nelle azioni dei corpi come soggetti-oggetti politici, partendo dal corpo e dalle dimensioni simboliche, comunicative, rituali e sociali, inoltrandosi nelle dimensioni del paradosso, del non ovvio, della necessità e della relazione stretta tra atto-corpo e la visione, e dunque la dimensione della rappresentazione.

KATAKLISMA teatro
Via G. De Agostini 79 - Roma - Italy
www.kataklisma.it





MERCOLEDI' 14/11 h.22.00- RIALTO S.AMBROGIO (auditorium)

Sonia Barbosa e Roberto Cardone
O Porto a Napoli
Da F. Pessoa, A. Patricio, E.A. Mario, E. Petrolini. Drammaturgia, regia, interpretazione di Sonia Barbosa e Roberto Cardone.
Dal Portogallo a Napoli. Basta un piccolo salto e si è nello stesso spazio emotivo, dove le due atmosfere si mescolano, complici. Così è questo spettacolo: un viaggio musicale e poetico fatto di passaggi e scivolamenti tra i nostri due mondi…





MERCOLEDI' 14/11 h.23.00- RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

Eccentrici Dadarò
Un soggetto per un breve racconto
Liberamente ispirato a Il Gabbiano di A. Cechov. Di Fabrizio Visconti e Rossella Rapisarda. Regia di Fabrizio Visconti. Con Rossella Rapisarda.“Un soggetto per un breve racconto”… così Trigorin definisce Nina nel Gabbiano di Cechov. Per noi è molto di più: Nina è una sorta di specchio, perché la sua è la storia di tutti, di tutti noi quando facciamo i conti con i nostri orizzonti.

“Un soggetto per un breve racconto”…però scritto come le pagine di un diario, senza il tono del narratore distante, ma con la presenza, la passione di chi svela a se stesso i propri segreti, per poi farci i conti. E come tutte le pagine di diario, quello che resta sono parole intime, a volte confuse, raccolte di pensieri e di passioni a tinte forti, che hanno lo slancio dei sogni…e poi il sorriso che nasce rileggendole.
Sognare, farlo fino in fondo. Scommettere ogni cosa. Cadere. Fermare tutto per guardarsi allo specchio: diversi. E allora?
“Un soggetto per un breve racconto”… così Trigorin definisce Nina nel Gabbiano di Cechov.
Per noi è molto di più: abbiamo voluto fare di Nina una sorta di specchio, perché quella di Nina è la storia di tutti, almeno di tutti noi quando facciamo i conti con i nostri orizzonti.
Un monologo forse per due, un’attrice monologante e un’ombra, un fantasma, un personaggio… ma a volte, in teatro, i personaggi della fantasia sono fantasmi più vivi e più veri d’ogni cosa viva e vera… E così il percorso dell’attrice attraversa, incrocia, affianca quello di Nina, se non altro nelle domande, nelle incertezze di quella stessa scelta di vita.

Eccentrici Dadarò nascono nel 1997. Concentrano la loro attività nell'ambito della produzione di spettacoli caratterizzati dalla fusione di tecniche teatrali differenti (teatro d’attore, clownerie, musica dal vivo, commedia dell’arte, acrobatica, arti circensi).
Proprio questo elemento di eterogeneità ha permesso la realizzazione di progetti artistici destinati a tipologie di pubblico differenti e proposti con linguaggi distinti, a cui si è aggiunta la progettazione e conduzione di percorsi educativi rivolti all’infanzia e a chi opera nel settore.
Collaborano da alcuni anni con EATC (European Association for Theater Culture) diretta da Jurij Alshitz nella creazione e realizzazione di progetti e produzioni internazionali destinati a promuovere e sviluppare la ricerca e la cultura teatrale.

Vincitori del premio del pubblico Festival di Vevey (CH) 2003
Vincitori del Festival Benevento Città Ragazzi 2004
Vincitori dei premi della critica e del pubblico del Festival di teatro di strada
(Ascona 2004)
Premio ETI Stregagatto Edizione 2004 - Visioni d'infanzia MIGLIORE COMPAGNIA EMERGENTE
Primo premio Eolo Awards 2006
Premio Nazionale per il Teatro Ragazzi
MIGLIORE SPETTACOLO ITALIANO: “Per la strada”

L’Associazione collabora all’organizzazione di Rassegne Teatrali quali: dal 2001 al 2004 Teatrarte (Brescia), dal 2003 Teatro+Tempo Presente (Teatro Binario7 di Monza, in collaborazione con La Danza Immobile), dal 2002 Ma è una storia vera? (Teatro del Cenacolo, Lecco), dal 2005 C’era una volta...e quindi ancora c’è! Comuni prossimi a Saronno; organizza, inoltre, giornate ed eventi di Teatro di Strada nei Comuni lombardi.
Nel 2004 inizia la collaborazione con la Fondazione Gaber per la diffusione della conoscenza del personaggio e dell’opera di Giorgio Gaber.

Associazione “Eccentrici Dadarò”
via Don E. Uboldi 174 – 21042 Caronno Pertusella (VA)
www.glieccentricidadaro.com - info@glieccentricidadaro.com

lunedì 12 novembre 2007

UBU SETTETE - 13/11 - VII SERATA





MARTEDI' 13/11 h.21.00 - RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

Daniele Timpano
Ecce Robot!
Cronaca di un’invasione
drammaturgia, regia, interpretazione di Daniele Timpano
ispirata liberamente all’opera di Go Nagai
musiche originali di Michela Gentili e Natale Romolo ispirate liberamente all’originale colonna sonora di Michiaki Watanabe
disegno luci e voce narrante di Marco Fumarola
registrazioni audio effettuate presso il Rialto Santambrogio di Roma
montaggio audio a cura di Lorenzo Letizia
editing e missaggio a cura di Marzio Venuti Mazzi
aiuto regia di Valentina Cannizzaro e Marco Fumarola
organizzazione di Maria Rita Parisi
Progetto grafico di Alessandra D'Innella
foto di scena di Antonella Travascio
una produzione di amnesiA vivacE in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi

Ispirato liberamente all’opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Mazinga, Goldrake) lo spettacolo ripercorre per frammenti l’immaginario eroico di una generazione cresciuta davanti alla Tv.


"Ero bambino, tra gli anni ’70 e gli anni ’80, quando arrivarono in Italia i primi cartoni animati giapponesi. Era l'Italia delle stragi, del rapimento di Aldo Moro, delle Brigate Rosse e dell'ascesa di Silvio Berlusconi e delle sue televisioni, ma questo io non lo sapevo ancora. Ignaro di trovarmi nel bel mezzo degli anni di piombo, vivevo l'infanzia tra robot d'acciaio."

"Colpisce per una certa sua aguzza stramberia Ecce robot! dell’estroso Daniele Timpano, quasi un autoritratto generazionale attraverso Mazinga Zeta a e altri cartoni animati giapponesi: vestito di un’assurda tutina bianca, coi suoi gesti sghembi e i suoi toni deliranti, il giovane attore alterna la compunta ricostruzione di lotte fra mostri meccanici a spiazzanti scorci autobiografici: si ricordano le crociate democratiche e progressiste contro questa invasione televisiva, per concludere che i litigi dei genitori e la solitudine dei figli facevano forse più male."
Renato Palazzi – Il Sole 24 ore

"…gli anni ’80 resuscitati da Timpano con misurata ironia in una messinscena ondivaga che si muove tra ‘riflessione su’ e ‘rappresentazione di’ quei furiosi incontri con le gesta di Mazinga e soci […] L’aspetto più interessante che restituisce Timpano nel suo spettacolo, frutto del suo essere attore trasversale, dalla gestualità sbrigativa, epigrammatica, sempre significante, è quello strano senso di nostalgia per quell’età di grandi sfide galattiche e di rivoluzioni d’acciaio che […] ci fa solidali con lui. Di bianco vestito, Timpano doppia se stesso quando interpreta in pose plastiche ed eroiche, col solo aiuto di tagli di luce colorata e di una ricca colonna sonora di effetti, le gesta dei suoi beniamini giapponesi, salvo poi trasformarsi in affabulatore […] quando il suo pensiero corre, ribellandosi, ai presunti ‘guasti’ che quella civiltà del piccolo schermo avrebbe, secondo la morale corrente, procurato".
Enrico Marcotti – Libertà

"Rilegge la realtà e le contraddizioni di una generazione ‘senza storia’ attraverso l’invasione dei cartoon giapponesi sulla Tv italiana degli anni ’80. In una divagazione come sempre solitaria, il performer romano ha alternato il linguaggio dei fumetti ai clichè del giornalismo televisivo. Ma soprattutto ha riconfermato il suo talento stralunato, capace di trasformare anche il disagio in uno strumento di irresistibile comicità".
Giorgia Mordanini – 24 minuti

"A coinvolgere non è tanto ciò che dice questo singolare bipede da palcoscenico, quanto quello che lascia intuire attraverso la sua disarticolata gestualità, apparentemente anarchica e invece puntuale, allusiva, irresistibile. […] un’ironia così galoppante e acuta […] lancia in resta come un magico cavaliere, a liberare i pensieri nuovi dalla condanna degli schemi, stanando annichilenti fantasmi e feroci, castranti, creature. […] l’autore guarda dritto in faccia l’infanzia della sua generazione e i miti televisivi sui quali è cresciuta, per consegnare schiettamente le conclusioni del suo studio allo spettatore. […] l’attore in scena trasforma sé stesso in un fumetto nipponico […] mediazione mimica del corpo di Timpano che interpreta 3 o 4 personaggi scattosi e riflessivi, invasati da opprimenti ideali eroici […] L’attore ce li consegna così, nudi nella loro incongruenza e teneramente esilaranti […] La riflessione prende allo stomaco, in mezzo alle risate: ‘sottoprodotti della cultura di massa sono stati invece miti e modelli di riferimento, occasione di spunti, di traumi, di crescita o viceversa di rimbecillimento di tutta una generazione’. Parole di Timpano, da condividere o meno, finchè non lo vedete in scena: lì non c’è dubbio: la pace nel mondo e i buoni sentimenti sono nelle mani di un pugno di schizzati…"
Daniela Pandolfi – dramma.it

"Il lavoro è una ricchissima fonte di informazioni sul tema, ricerca attenta e documentata, con una sottile ed arguta analisi dell’Italia che ne venne invasa. […] uso efficace del playback che permette l’asincronia del labiale e della gestualità rispetto alla voce. […] è assolutamente esilarante […] osservare le posizioni stigmatizzate di ciascun personaggio […] in un palco vuoto, con il solo ausilio delle luci ad effetto. […] La narrazione procede con lo stile, caricaturato, dei documentari d’epoca, avvincente nella forma e nel contenuto, carico di descrizioni e riflessioni in rapidissima successione. Impossibile distrarsi […] lungo la surreale descrizione di una vana crociata di genitori ‘papà e mamme uniti contro il maligno catodico nipponico che monopolizza i figli d’occidente’ o durante la citazione di incredibili articoli dell’epoca, patetici testi dai toni apocalittici, che vedono i cartoni giapponesi minare la semplice e banalmente felice vita familiare italiana".
Donatella Codonesu – teatroteatro.it

"Accompagnato da ombre e luci minimali ma efficaci, sullo sfondo di un palco vuoto, trova una straordinaria chiave di ironia corporea che lo rende unico. Capovolge e trasforma quello che potrebbe essere un suo punto debole come un fisico esile, giocando proprio sul paradosso e sul ridicolo che diventano parte di una sofisticata drammaturgia. […] C'è chi lo definisce un dadaista o un futurista. Effettivamente Daniele Timpano sembra assolutamente uscire da un cilindro magico nel suo vivere e interpretare naturalmente l'assurdo. Guarda il mondo dal suo sguardo sincero, vispo e acuto, senza imbottirsi di ideologie. Tutto ciò che dice e che fa gli appartiene visceralmente e per questo arriva al pubblico".
Alice Calabresi – il cassetto.it

"Ha centrato il bersaglio l’astuto e a tratti geniale Daniele Timpano di AmnesiA VivacE […] La messa in scena, agile e senza fronzoli, è tutta giocata sul giovane attore che, con una fisicità elastica, quasi una danza, ripercorre gli episodi salienti della vita del suo eroe d’acciaio e di tutta la mobilitazione sociale e politica contro i valori guerrafondai e mortiferi trasmessi da quei cartoni animati a basso costo […]Il retrogusto acidulo, il senso pratico e il sano cinismo con cui questa storia viene raccontata […] fa assumere una sorta di tono politico a questa piéce".
Alessia Raccichini – lettera22.it

"Un acrobata della drammaturgia guidando il pubblico fra i suoi ricordi, le sue ri-elaborazioni, i suoi pensieri […] Acrobata del senso, che ci conduce dalle brigate rosse alla sigla di Candy Candy, da appunti di cronaca ad approfondimenti sociologici. Acrobata della lingua, che può esplorare ogni tono, ricollegare ambienti distanti, trasformarsi davanti a tutti, scavalcare registri e poi ritornare al pubblico. E poi acrobata del mimo, acrobata della parola e di parola […] mimando tutti i personaggi e seguendo il playback delle proprie voci in rigoroso stile cartoon […] questa ‘super-marionetta’ sorprendente"
Roberta Ferraresi - bisteatrofestival.splinder.com

" […] Il lavoro prodotto da Amnesia Vivace si gioca su un doppio registro: da una parte la rivalsa di Timpano, nato e cresciuto con Cartoons giapponesi evidentemente doppiati con una certa grossolanità. L'attore assume posture stilizzate che restituiscono visivamente la trama dei dialoghi di alcuni episodi del cartone, doppiati dalla voce di Timpano rimandata in audio come se provenisse da un qualche recondito luogo interiore. Dall'altra, dicevamo, un'analisi quasi scientifica, con tanto di dati e date, sull'invasione giapponese in tempi di stragi e ascese berlusconiane. Ora Timpano si diverte a scimmiottare altri clichè delle narrazioni odierne, dalle sedie con lampadine romane agli incipit televisivi da inchieste giallistiche ("A Imola, nei giardinetti, i peschi erano in fiore"). A questa volontà a metà tra la decostruzione ironica e il saggio sociologico, trasportata da un corpo marionetta in cui la mobilità degli arti e delle giunture marca una personale cifra d'autore, corrisponde il nocciolo del lavoro: per Timpano i cartoni sono stati, come per molti trentenni di oggi, la sede formativa privilegiata; senza cartoni non sarebbe diventato un attore. La mutazione, o la rimozione che ha colpito anche altri aspetti dei famigerati anni '80, c'è stata e continua a operare."
Lorenzo Donati - Altre Velocità

Daniele Timpano Autore-attore, regista. Daniele Timpano nasce a Roma il 18 maggio del 1974. Frequenta il biennio di recitazione presso il Conservatorio teatrale di G. B. Diotajuti e M° Antonio Pierfederici. Seminari con Fiorella D'Angelo (mimica Orazio Costa), Alfio Petrini (drammaturgia- Teatro Totale), Luca Negroni (commedia dell'Arte), Luis Ibar (direzione scenica). Come attore ha lavorato con Michelangelo Ricci (Finale di Partita, La Meglio Gioventù, Ubu Re), Carlo Emilio Lerici, Francesca Romana Coluzzi, Massimiliano Civica (Grand Guignol). Ha collaborato con diverse compagnie, tra le quali il 'Teatro dell'Assedio' (attuale 'Teatro del porto') di Livorno, 'OlivieriRavelli teatro' e 'LABit- Laboratorio ipotesi teatro', di Roma.
Fondatore del gruppo 'amnesiA vivacE', è autore-attore di diversi spettacoli, tra i quali: Storie di un Cirano di pezza; Teneramente Tattico; Profondo Dispari; Oreste da Euripide; caccia 'L drago da J. R. R. Tolkien (spettacolo vincitore della terza edizione del premio Le voci dell'anima - incontri teatrali); Gli uccisori del chiaro di luna - cantata non intonata per F. T. Marinetti e W. Majakovskij ; dux in scatola. Autobiografia d'oltretomba di Mussolini Benito (finalista Premio Scenario 2005 e pubblicato in volume da Coniglio Editore nel 2006); Ecce robot! cronaca di un'invasione. Coordinatore dei laboratori teatrali, letterari e musicali Oreste ex Machina (2003), Gli uccisori del chiaro di luna (2004) e Fiabbe Itagliane (2005), finanziati dall'Università degli studi di Roma "la Sapienza". Un suo testo, Per amarti meglio!, è stato finalista nella rassegna "Napoli drammaturgia in festival 2001". È redattore (e collaboratore) della rivista on line www.amnesiavivace.it e di Ubu Settete, periodico di critica e cultura teatrale sul teatro "underground" romano a diffusione gratuita. È tra gli ideatori e organizzatori della rassegna Ubu Settete – fiera di alterità teatrali romane. Dell’edizione del 2003 è stato direttore artistico.
amnesiA vivacE (area ricerca ritrovamento e altro) amnesiA vivacE si occupa di teatro, musica, filosofia ma – soprattutto - di altro. Gli spettacoli di amnesiA vivacE sono tutti concepiti lungo una linea di ricerca anche musicale, di integrazione tra testo/corpo/note in un continuo disequilibrio tra partitura codificata ed improvvisazione. amnesiA vivacE ha tenuto laboratori teatrali, letterari e musicali presso l’Università "La Sapienza" di Roma ed è tra gli organizzatori, assieme ad altre compagnie del Nuovo Teatro romano, della rassegna teatrale UBUsettete! Fiera di alterità teatrali romane, che giunge quest’anno alla sua quarta edizione.Tra gli eventi extra-teatrali: Scrivere l’Es (ciclo di incontri, performance, concerti sul rapporto tra inconscio e scrittura letteraria e musicale, con interventi di Sylvano Bussotti, Ben Watson, Esther Leslie, Roberto Terrosi); ICE-Z 2 - International Conference of Esemplastic Zappology (la seconda Conferenza Internazionale di Zappologia Esemplastica organizzata in collaborazione con Debra Kadabra e Psicopompoteatro); Impressioni dal cosmo (parole e immagini dai partecipanti per l’Italia alla 11° Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo, Atene 2003); mostre di fotografia, presso la libreria Odradek di Roma (Photo Pride, sul Gay Pride, La Dama e la Candela, Io statua, sul museo della Montemartini, col patrocinio del comune di Roma). amnesiA vivacE dal 2001 è una associazione culturale, con sede in Roma, che riunisce le esperienze di Daniele Timpano (autore, attore, regista), Marco Maurizi (filosofo, musicista), Valerio Cruciani (autore, fotografo), Costantino Belmonte (poeta, estetica del web), Natale Romolo (musicista, compositore), Francesca La Scala e Valentina Cannizzaro (attrici), Fabio Massimo Franceschelli (autore), con la libera collaborazione di Michela Gentili (cantante, danzatrice), Simone Mancini (grafico), Marzio Venuti Mazzi (musicista, tecnico del suono). amnesiA vivacE Dal 2002 è anche una rivista on line di teatro, critica dell'arte e della società a cadenza trimestrale (
www.amnesiavivace.it)

Per informazioni e prenotazioni:
amnesiA vivacE/Maria Rita Parisi cell. 347.0069645 -
mariaritaparisi@gmail.com
Ubusettete/Laura Neri cell. 347 4716598 - laura.neri@gmail.com





MARTEDI' 13/11 h.22.00- RIALTO S.AMBROGIO (auditorium)

Teatro Forsennato
Makilè - la bambina nel grande serpente
Drammaturgia e regia di Dario Aggioli. Con Stefania Papirio e Trio Naga.
La visione fiabesca di una bambina si sposa con la realtà di Corviale, il palazzo di un chilometro che a Roma chiamano il “Serpentone”. Aprire gli occhi e vivere il mondo che si ha di fronte o chiuderli e sognare un mondo irreale?

Teatro Forsennato è un gruppo teatrale nato spontaneamente nel 1999 e divenuto associazione nel marzo del 2004.
Il lavoro del Teatro Forsennato è, da sempre, basato sull’uso dell’improvvisazione su canovaccio. Altro punto fondamentale del lavoro è la visione dello spettatore come parte integrante della performance.
Questi due aspetti sono finalizzati a riportare la performance teatrale ad una dimensione di evento, che per ogni replica è unico e possibile solo in quel momento e in quel luogo.
La ricerca continua dell’utilizzo di ogni linguaggio teatrale ha portato a performance e istallazioni sensoriali e ad ensemble tra improvvisazione musicale e teatrale; senza, in ogni caso, disdegnare la contaminazione con il teatro di denuncia o di narrazione o altre forme teatrali tradizionali.
I membri fondatori del Teatro Forsennato sono Dario Aggioli, Stefania Papirio, Maurizio Picanza e Giorgia Rocchi, ma insito nella natura stessa del Teatro Forsennato è la possibilità di confrontarsi con altri attori e artisti di ogni tipo.
Con Sisifo è in pausa caffè – Selezione Premio Scenario 2005, il Teatro Forsennato ha raggiunto una maggiore visibilità a livello nazionale.
Attualmente con lo spettacolo San Giorgio, il Drago, è di nuovo ammesso alla semifinale del Premio Scenario 2007 (ancora in corso).
Gli spettacoli in repertorio sono Sangue Palestinese in scena dal 2003, Le figurine mancanti del 1978 e Makilé – la bambina nel Grande Serpente.





MARTEDI' 13/11 h.23.00- RIALTO S.AMBROGIO (sala teatro)

Biancofango
I passanti
Drammaturgia e regia di Andrea Trapani e Francesca Macrì. Con Andrea Trapani e Lorenzo Acquaviva.
Due uomini si incrociano. Si guardano, si notano. Uno di loro sarà ossessionato da quello sguardo e, con fatica, se ne libererà. L’altro ci passerà sopra. Non tutti gli occhi dipingono quadri. Talvolta guardare può voler dire sorvolare.