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venerdì 4 aprile 2008

Totem, OlivieriRavelli: straconsigliato!

Teatro Casa delle Culture
04 e 05 aprile 2008 ore 21.30
06 aprile 2008 ore 18.00

OlivieriRavelli Teatro in collaborazione con Amnesia Vivace

presenta

la più visionaria messa in scena dei teorici del TeatroAcido
il più intrigante esperimento di "sciacallaggio drammaturgico"
il più inascoltato dei deliri

Totem
di
Fabio Massimo Franceschelli

con
Silvio Ambrogioni
Claudio Di Loreto
Fabio Massimo Franceschelli
Marco Fumarola
Silvia Gemma
Alessandro Margari

saccheggio del testo e organizzazione del delirio
Claudio Di Loreto



Note dell'autore
Il testo si dipana all’interno di una famiglia (composta da madre, padre e tre figli) le cui caratteristiche sociali sembrano richiamarsi ad un proletariato urbano contemporaneo (vagamente anglosassone), ormai perso nel vortice di una completa disgregazione dei valori storici della borghesia occidentale.E’ un vortice (volutamente esagerato e deformato nei toni, nelle atmosfere, nelle azioni rappresentate( che sotto le forme di un violento nichilismo mostra esplicitamente l’azione fondante di quel complesso edipico che Freud immaginò essere la primaria spinta costitutiva della famiglia e della società occidentale. Il complesso edipico in “Totem“ non resta nascosto nello sfondo, in attesa di essere decriptato, bensì viene icasticamente e consciamente attuato nelle sue tragiche conseguenze: uccisione del padre e possesso della madre. All’interno di una famiglia che sembra uscita fuori dai peggiori incubi prodotti dall’immaginario “post-moderno“, il costrutto freudiano si unisce al Frazer del mito nemorense del “Ramo d’oro“, realizzando la morte del vecchio re e l’incoronazione dell’erede. C’è quindi, in questo testo, uno dei temi fondamentali della riflessione umana del Novecento. Ma il secolo scorso è fortemente presente anche nello stile narrativo utilizzato, che attinge pienamente da una delle correnti drammaturgiche pià significative del Novecento: quella che parte dai relitti umani descritti da Beckett, passa per la critica sociale di Pinter e sfocia nelle giungle umane di Mamet, Kane, Ravenhill.

Note di regia (?)
Totem è quello che non si vede in scena...Totem è l’ossessione di parecchi di noi...Totem è l’impossibilità di compiere l’eterno rito del sacrificio del padre per far posto ai figli...Totem è Godot che non arriva nel caveau d’una banca svedese...Totem è lo spazio denso e senza catarsi tra il mobbing e la sindrome di Stoccolma...Dio s’aspetta qualcosa. Tuo padre s’aspetta qualcosa. Tua madre s’aspetta qualcosa. In un grande unico potentissimo mobbing dove non c’è salvezza ma solo puerili tentativi di accordi pragmatici tra fratelli nel nome di un brindisi. Pur di sfangare un altro giorno, un’altra ora, un altro minuto in attesa della libertà.Voglio così rendere omaggio ai miei incubi ricorrenti - omaggio iniziato qualche anno fa con L’immaginario Malato (da Molière) - all’impossibilità di amare, all’impossibilità di rapporti umani in direzione della verità, all’impossibilità.Insomma:la vita è una merda; il Teatro la sua puzza.

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